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Definizioni: SEO, ROI, TCO

 

by Vetim 1594 views

SEO

Con il termine ottimizzazione (Search Engine Optimization, SEO, in inglese) si intendono tutte quelle attività finalizzate ad aumentare il volume di traffico (accessi) che un sito web riceve tramite i motori di ricerca. Tali attività comprendono l’ottimizzazione sia del codice sorgente della pagina web, sia dei contenuti. L’ottimizzazione è parte di un’attività più complessa, quale il marketing dei motori di ricerca (Search Engine Marketing, SEM).

L’attività di ottimizzazione per i motori di ricerca comprende varie operazioni tecniche che vengono effettuate sul codice HTML (incluso il markup) e sui contenuti delle pagine web del sito, nonché sulla struttura ipertestuale complessiva (tecnologie di interazione comprese). Indispensabile è anche l’attività esterna al sito, solitamente effettuata con tecniche di link building, diffusione di comunicati stampa e campagne di article marketing di qualità.

La figura professionale specializzata in ottimizzazione è il SEO (search engine optimizer, ottimizzatore per i motori di ricerca – che ha il medesimo acronimo dell’attività che svolge). In siti di dimensioni elevate, o particolarmente complessi, il SEO resta in stretto contatto con il team di lavoro, necessitando a seconda degli elementi trattati di specifiche professionalità che difficilmente possono ricadere in una singola persona. L’ottimizzazione di un sito è funzionale al suo posizionamento nelle pagine di risposta dei motori, che a sua volta è funzionale alla visibilità dei prodotti/servizi venduti.

ROI

Il Return on investments (o ROI, tradotto come indice di redditività del capitale investito o ritorno sugli investimenti) indica la redditività e l’efficienza economica della gestione caratteristica a prescindere dalle fonti utilizzate: esprime, cioè, quanto rende il capitale investito in quell’azienda.

Per Risultato operativo si intende il risultato economico della sola Gestione Caratteristica (v. Conto economico), mentre per Capitale Investito Netto Operativo si intende il totale degli impieghi caratteristici al netto degli ammortamenti e degli accantonamenti, ossia l’Attivo Totale Netto meno gli Investimenti Extracaratteristici (investimenti non direttamente afferenti all’attività aziendale, ad esempio immobili civili).

I maggiori difetti di tale indice sono:

  • il ROI aumenta con il semplice susseguirsi degli esercizi. Ciò perché l’ammortamento cresce di anno in anno riducendo la base contabile, anche se ci si aspetta che l’azienda ponga in essere Capex necessari a reintegrare l’obsolescenza fisiologica degli asset.
  • al denominatore abbiamo un fondo, mentre al numeratore c’è un flusso: per rendere le due componenti omogenee è consigliabile utilizzare la semisomma del capitale investito all’inizio del periodo considerato e quello alla fine.

Per poter giudicare questo indice bisogna confrontarlo con il costo medio del denaro: se il ROI è inferiore al tasso medio di interesse sui prestiti (il debito), la remunerazione del capitale di terzi farebbe diminuire il Return on equity (ROE), si avrebbe cioè una leva finanziaria negativa: farsi prestare capitali porterebbe a peggiorare i conti dell’azienda. Viceversa, se il ROI dell’azienda è maggiore del costo del denaro preso a prestito (il debito), farsi prestare denaro e usarlo nell’attività produttiva porterebbe ad aumentare i profitti e migliorare i conti.

L’analisi del ROI può essere ulteriormente approfondita scomponendo l’indice nei seguenti fattori:

ROI = Risultato Operativo / Ricavi delle Vendite x Ricavi delle Vendite / Capitale Investito = ROS x ROT

dove il ROS è il Return On Sales, mentre il ROT è il tasso di rotazione del capitale investito.

TCO

Total Cost of Ownership (TCO), in italiano costo totale di proprietà o costo totale di possesso, è un approccio sviluppato da Gartner nel 1987, utilizzato per calcolare tutti i costi del ciclo di vita di un’apparecchiatura informatica IT, per l’acquisto, l’installazione, la gestione, la manutenzione e il suo smantellamento.

È opportuno evidenziare che questa metodologia di valutazione dei costi era già in uso nell’ambito dei beni durevoli di largo consumo quali macchinari industriali, mezzi di trasporto e veicoli in genere. Lo sviluppo nel settore IT è stato determinato dalla velocissima obsolescenza HW/SW e dalla conseguente necessità per i grandi utenti di avere attendibili riferimenti di costo. Gli stessi processi di “MAKE or BUY” sono stati trasferiti alle valutazioni di “BUY or RENT”. La locazione operativa è diventata l’espressione massima del TCO Management, in cui trovano equilibrio i margini del Locatore/Service Provider e le efficienze/economie di scala che lo stesso locatore è in grado di concretizzare.

L’analisi TCO deve quindi tener conto di:

  • costi per l’acquisto dei componenti hardware o software (ricerca del fornitore sul mercato, costi di amministrazione per le ricerche di mercato, costi delle licenze software);
  • costi per lo sviluppo di personalizzazione degli applicativi implementati dai dipendenti interni;
  • costi operativi, legati all’aggiornamento e alla manutenzione e all’esercizio del software; questi costi denominati “costi operativi” comprendono: formazione di personale IT e di end-users, supporto degli end-users nei problemi riscontrati nell’utilizzo della tecnologia, gestione della sicurezza informatica, utilizzo di spazi per ospitare apparecchiature hardware (es. server, mainframe), consumi di energia, costi di connessione Internet, costi derivanti dal down-time del sistema per malfunzionamenti o errori degli end-users;
  • costi legati alla dismissione del sistema (smantellamento delle apparecchiature hardware, eliminazione dei cavi portanti delle reti LAN).

L’approccio TCO è basato sulla considerazione che il costo totale di utilizzo di una apparecchiatura IT non dipende solo dai costi di acquisto, ma anche dai tutti i costi che intervengono durante l’intera vita di esercizio dello strumento.

I costi connessi alla stessa formulazione del TCO, che rientrano allo stesso modo nel TCO sono abbastanza rilevanti, dunque tale metodo viene spesso utilizzato solo da grandi aziende, in cui l’IT rappresenta una variabile strategica rilevante.

Il TCO è una analisi statica dei costi di esercizio di una apparecchiatura: esso quindi non tiene conto di eventuali ritorni dovuti all’investimento in innovazione, del risparmio operativo, delle nuove mansioni create; dunque il TCO monitorando solamente i costi non può essere usato in fase di analisi strategica degli investimenti.

Il TCO, anche se nato nell’ambito dell’IT, trova applicazione in qualsiasi altro campo, laddove sia possibile registrare i costi di esercizio di una determinata funzione aziendale.

Il TCO si presenta come un metodo ottimo per misurare i costi totali, identificando tutte le spese, in termini chiari e facilmente misurabili; ma presenta lo svantaggio di non poter stimarne il valore aziendale complessivo, solitamente viene utilizzato come unico strumento di analisi tralasciando altri sistemi più importanti, senza valorizzare altri tipi di benefici più difficili da misurare e più controversi.